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Nuovo Piano del porto, il confronto entra nel vivo: i comitati chiedono garanzie su sicurezza e merci pericolose

Regione Liguria e Autorità di sistema portuale condividono l’impostazione flessibile del nuovo piano, mentre i residenti sollecitano dati, studi sanitari e certezze sui treni diretti verso il porto

Il nuovo Piano regolatore portuale di sistema entra nella fase del confronto con istituzioni e territori. Mercoledì 16 settembre l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure occidentale ha incontrato la Regione Liguria e, nel pomeriggio, il Comitato Liberi cittadini di Certosa e il Comitato di coordinamento Ponente-Palmaro. Gli incontri si sono svolti nell’ambito del percorso che dovrà portare alla definizione del futuro assetto dei porti di Genova, Savona e Vado Ligure.

Al tavolo con la Regione erano presenti il presidente Marco Bucci, il capo di Gabinetto Massimiliano Nannini e l’assessore allo Sviluppo economico Alessio Piana. Il confronto, secondo quanto riferito dall’Autorità di sistema portuale, ha confermato una condivisione dell’impostazione generale del piano, basata su un principio: programmare funzioni e investimenti senza ingessare per i prossimi decenni spazi che dovranno confrontarsi con cambiamenti ancora difficili da prevedere.

Negli ultimi anni, infatti, sono mutati gli equilibri geopolitici, le rotte commerciali, i mercati e le catene logistiche. Per questo Regione e Autorità ritengono necessario un piano capace di offrire certezze agli operatori, lasciando però margini di adattamento. La pianificazione dovrà inoltre superare le ambiguità tra funzioni principali, secondarie e ammesse, che in passato hanno prodotto interpretazioni diverse e contenziosi.

Un altro punto ritenuto decisivo riguarda la sostenibilità concreta degli interventi. Le opere inserite nel piano dovranno essere accompagnate da verifiche tecniche, ambientali ed economiche già durante la fase di programmazione, anche in vista della valutazione del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

Durante l’incontro sono state esaminate diverse ipotesi per il porto di Genova. Per il bacino industriale è stato proposto di approfondire la realizzazione di sistemi di protezione a mare destinati alla nautica, anche in relazione all’ampliamento della darsena e alla convivenza tra cantieristica, diporto e circoli nautici. Si è parlato anche di una possibile modifica della viabilità tra l’attuale varco di Levante e Molo Giano.

Nel bacino storico commerciale la discussione ha riguardato il mantenimento della compresenza tra traffici container e rotabili, in linea con una visione flessibile e polifunzionale delle banchine. Eventuali riempimenti delle calate dovranno essere valutati tenendo conto dell’equilibrio tra le diverse attività e della sostenibilità degli interventi.

Per le aree ex Ilva è stata indicata l’opportunità di conservarne la vocazione industriale, valutando anche l’insediamento di attività tecnologiche e digitali legate all’economia del mare. Tra le ipotesi da studiare c’è inoltre la possibilità di destinare a Multedo spazi per alcune attività di costruzione navale oggi concentrate nel bacino di Levante.

Particolare attenzione è stata dedicata al porto di Pra’. La Regione ha chiesto di mantenere tra gli scenari anche configurazioni della banchina più ampie rispetto a quella attualmente contenuta nella proposta. L’Autorità di sistema portuale ha confermato la disponibilità a esaminare nuovamente le alternative, sempre alla luce dell’evoluzione dei traffici e delle verifiche tecniche, ambientali ed economiche.

«Se al termine di questo percorso la proposta fosse semplicemente la fotografia di quella da cui siamo partiti, avremmo perso un’occasione», ha dichiarato il presidente dell’Autorità di sistema portuale Matteo Paroli. «Le ipotesi devono essere messe alla prova: alcune potranno essere sviluppate, altre rimodulate e altre ancora sostituite da configurazioni diverse. Flessibilità non significa indeterminatezza: ogni previsione dovrà avere una ragione industriale e dimostrare la propria sostenibilità tecnica, ambientale ed economica».

Nel pomeriggio il confronto è proseguito con i comitati del territorio. L’Autorità ha illustrato i tempi del piano, gli approfondimenti ambientali e quelli sanitario-epidemiologici, annunciando il coinvolgimento dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure e del professor Paolo Cremonesi. Sono state inoltre presentate le ipotesi per ricucire il rapporto tra porto e città, con nuovi collegamenti pedonali e ciclopedonali, percorsi anche in quota, aree verdi e interventi sugli spazi di margine.

Tra gli scenari figurano il collegamento tra Porto Antico e Lanterna, la valorizzazione delle mura storiche e del quartiere del Molo e, nel caso in cui la Sopraelevata non venisse demolita, un possibile riutilizzo pubblico della struttura.

Il Comitato Liberi cittadini di Certosa ha concentrato l’attenzione sulla mobilità ferroviaria e sulla presenza di traffici merci, comprese le merci pericolose, lungo le aree abitate. I residenti hanno chiesto dati dettagliati sulla quantità di merci trasportate su strada e su rotaia e sul funzionamento della cosiddetta linea sommergibile, ritenuti indispensabili per valutare l’impatto sul traffico, sulla sicurezza e sulle condizioni ambientali della vallata del Polcevera.

Il comitato ha inoltre espresso perplessità sull’ipotesi di prolungare fino a 750 metri i binari dei terminal, ricordando che nel territorio sono già stati realizzati otto binari da 450 metri. La richiesta principale resta quella di escludere il passaggio dei convogli con merci pericolose sulla linea ferroviaria tra Sampierdarena, Campasso, Certosa, Rivarolo e Fegino. L’Autorità di sistema portuale ha assicurato la propria disponibilità a favorire il confronto con i soggetti competenti, compresa Rete ferroviaria italiana, sui temi dell’accessibilità ferroviaria e della relazione tra porto e quartieri.

Con il Comitato di coordinamento Ponente-Palmaro si è discusso soprattutto della ricollocazione dei depositi chimici di Multedo e del futuro del porto di Pra’. Il comitato ha chiesto di valutare anche l’ipotesi di trasferire i depositi fuori dal territorio genovese e ha espresso contrarietà a eventuali riempimenti del bacino di Pra’, sollecitando nel frattempo interventi di mitigazione e compensazione per i quartieri.

Tra le opere illustrate dall’Autorità figurano un nuovo collegamento tra le due sponde del Canale di calma, destinato a unire direttamente la città con il Parco delle Dune, e un sistema di collinette verdi lungo l’area di interfaccia. Le strutture dovrebbero ridurre l’impatto visivo delle attività portuali e creare una barriera a protezione della passeggiata rispetto alla zona destinata allo stoccaggio dei container vuoti.

Il confronto proseguirà nelle prossime settimane. La consultazione territoriale dovrebbe andare avanti fino a ottobre, con una seconda fase dedicata alle osservazioni e alle proposte di associazioni, enti, amministrazioni, sindacati e comitati. Solo dopo gli ulteriori approfondimenti verrà predisposta la versione dettagliata del piano, che dovrà poi affrontare il percorso di approvazione nazionale e locale.


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